Domenica si correrà la Nove Colli, la Granfondo più famosa d’Italia e questo mio racconto dell’edizione dell’anno scorso è dedicato a tutte voi cicliste che non mollate mai e più in generale a tutte voi che stringete i denti perché sapete che comunque verrete ripagate.

‘Cesenatico, maggio 2015

Cristina non aveva mai partecipato alla Nove Colli, non era mai venuta perché non si sentiva pronta ma quest’anno alla fine aveva ceduto a tutti i nostri inviti e ci aveva seguito in quest’avventura piena di speranze e di energia.

Claudia invece aveva già corso l’anno precedente e quindi, dopo le emozioni e la grande tensione di Praga, finalmente avrebbe potuto godersi una gara di bici in completa tranquillità, nonostante le poche centinaia di chilometri nelle gambe di quest’anno.

Le premesse per una giornata di festa quindi c’erano tutte ed in particolar modo per loro due.

Il meteo però non era d’accordo e ha pensato bene di complicare tutto e rendere la gara una sfida.

Contro le avversità, la paura di scivolare o semplicemente contro le nuvole e i tuoni che già di prima mattina davano poche speranze di immediate aperture.

Di fronte alla pioggia battente che rimbalza sui tavolini del dehors dell’albergo, però, all’alba del 24 maggio, nessuna delle due ha battuto ciglio.

Non hanno ascoltato il richiamo delle coperte che dicevano: “Ma chi te lo fa fare”; non hanno ceduto al pensiero di tutti quei chilometri sotto l’acqua e soprattutto non hanno dato ascolto alle lagne di un irritante signore napoletano che aveva deciso di rinunciare ma che insisteva a stare lì sotto ventilando le più terribili disgrazie; comportamento tipico di chi vuol autoconvincersi che sta facendo la scelta giusta.

Assieme ad altre 8500 persone, hanno ascoltato solamente la loro coscienza e alle 6 meno un quarto erano lì ferme e sorridenti sotto la pioggia ad aspettare il loro turno di partenza.

Su 13000 partecipanti infatti, ben 4500 avevano già gettato la spugna e rinunciato senza neanche mettere il naso fuori dall’albergo, ma non loro.

Le nuvole intorno non lasciavano molte speranze, anzi, man mano che passavano i minuti la pioggia aumentava di intensità e subito dopo lo sparo che segnalava la partenza della loro griglia, se ne aggiungeva un altro più potente proveniente dall’alto.

Il temporale era proprio lì sopra.

Qualcuno che stava peggio però c’era: dopo neanche cento metri c’erano due a bordo strada che stavano cambiando la camera d’aria…

La pioggia torrenziale le avrebbe accompagnate per tutti i primi 30 km, fino alla salita di Bertinoro e cosa passasse loro per la testa in quei momenti era facilmente ipotizzabile.

Il pensiero della distanza e dell’acqua che stava cominciando a penetrare da ogni parte era preponderante e ad ogni rotonda erano molti coloro che giravano la bici e se ne tornavano in camera all’asciutto, ma loro no.

Perché poi a chiacchierare di bici, di salite, di uscite, chilometri, pendenze e percorsi sono capaci tutti………..pedalando sotto il Sole in primavera.

Loro invece hanno scelto di partecipare e di resistere.

Assieme a tantissime altre donne che sotto il diluvio pedalavano e sorridevano e si facevano coraggio l’una con l’altra nei momenti di maggior intensità della pioggia.

E con loro, alla base del primo colle, ci siamo noi maschietti che le ammiriamo.

Cristina è con Sergio e Claudia è con me; il gruppo inevitabilmente si è frazionato in base al passo ma è comunque una gioia per gli occhi vedere così tante donne sorridere alla sventura e riempire di rosa l’asfalto bagnato.

Tutto il resto diventa marginale.

Prima o poi smetterà.

E infatti, all’imbocco della prima salita, arriva uno spiraglio.

La pioggia diminuisce leggermente e l’aumento della temperatura corporea fa il resto.

Ora ci si diverte proprio.

Bertinoro e Polenta (i primi Colli) le accolgono col sorriso negli occhi e poche lacrime dal cielo e i due strappi che in condizioni normali, di solito, provocano code stile Roncobilaccio, oggi sono pedalabili come non mai.

Grazie ai ritirati.

Le lacrime dal cielo però aumentano velocemente di intensità e gli spiragli che si intravedono alla loro destra, verso Cesena, purtroppo non coincidono con il percorso di gara.

Le nuvole si richiudono molto presto.

Verso San Marino è tutto nero come il carbone; pioverà ancora per molto…

In cima alla salita quindi, arriva il primo test.

Come reagirà la bici in discesa sul bagnato?

Claudia era terrorizzata dal pedalare sotto l’acqua con quelle ruotine piccole ma fin che si trattava di pianura o salita, grossi problemi non ce n’erano. Era la discesa l’incognita.

I grossi dubbi che la paralizzavano alla partenza erano tutti per questo momento ma, come succede in genere per le grosse paure, l’unico modo per vincerle è affrontarle.

Cristina forse è un po’ più temeraria e coraggiosa ma anche l’animo più positivo non è indistruttibile; le avevamo raccontato fino alla nausea di colline verdeggianti e di panorami mozzafiato ma sinora, di mozzafiato c’era solo l’acqua che non smetteva di cadere copiosa.

La discesa spazza via ogni dubbio.

Si può scendere anche sotto il diluvio in tutta sicurezza e una volta acquisita questa certezza, tutto diventa più semplice.

La bella salita di Pieve di Rivoschio permette di far evaporare un po’ di umidità ma l’ennesimo scroscio d’acqua, proprio durante il necessario ristoro, fa ritornare tutti coi piedi per terra.

Sembra che non voglia smettere mai di piovere.

E quindi coi piedi immersi nel fango, tocca mangiare una fetta di crostata in tutta fretta sotto il diluvio prima di rimettersi in sella e buttarsi nella discesa per poter godere ancora un po’ del beneficio termico della salita.

L’umidità rientra velocemente nelle ossa ma per fortuna la temperatura è accettabile e nonostante l’acqua, le strade sono sicure e prive di scenari disarmanti, tipo gente che scivola o incidenti vari.

Il morale è alto e l’atmosfera di festa permane nonostante tutto e finalmente all’inizio del Ciola, la tanto sospirata tregua arriva.

Non piove più!!

Il Sole bacia finalmente tutta la seconda parte del loro percorso e le ringrazia per aver creduto in lui.

Da qui in poi le emozioni della Nove Colli fluiscono liberamente e le grandi eroine le possono assaporare in pieno : il Barbotto, il paesaggio che finalmente si svela, le discese, i munta cala di Borghi, il bivio dei due percorsi, la discesa verso Cesenatico, i cavalcavia finali e l’emozione dell’arrivo sul lungomare.

Alla fine l’acqua sarà solamente una piacevole appendice da aggiungere al racconto e al ricordo di questa pazza giornata che rimarrà a lungo nei loro cuori e nella loro memoria.

Non a caso ogni anno c’è una fila interminabile di gente che aspetta il fatidico momento della prenotazione.

Magia della Nove Colli che si perpetra nel tempo.

Il bellissimo girasole che ricevono all’arrivo è il simbolo ideale per l’edizione di quest’anno e la meritata medaglia che orgogliosamente viene messa al loro collo è la prova che Cesenatico è pronto ad aspettarle un altro anno pur di regalarle altrettante emozioni…..possibilmente asciutte..’

La Nove Colli Rosa
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