La 5a tappa di Campitello di Fassa non me la dimenticherò mai! Se ripenso a quei chilometri centrali che non finivano mai e al rifugio Pertini verso il quale desideravo così tanto arrivare, mi stanco ancora adesso: dai 1400 metri della stazione della funivia, ai 2400 del Col Rodella.
Il primo giorno di Luglio cominciava con un bel Sole che ci scaldava a dovere dopo il temporale della notte e le prime centinaia di metri attraverso il paesino sonnacchioso servivano solo a stabilire le giuste distanze tra noi concorrenti.
La salita era già lì dietro l’angolo.
Quella che ti fa subito camminare, altro che correre!!
La prima rampa me lo faceva capire chiaramente.
La Val Duron è dura, me lo ricordavo bene dal Sellaronda Hero e, dopo il primo tratto sulla sponda sinistra del fiume, appena attraversato un ponticello, ecco che spuntava fuori lo sterrato sul quale avevo spinto esausto la bici in tutte e due le edizioni.
Quanti ricordi! Le altre volte sognavo il Rifugio Micheluzzi alla fine della salita e questa volta il Rifugio Pertini, insomma questa strada per me è sempre un calvario!
Dopo il ristoro però i ricordi svanivano e il sentiero ripido che stavamo imboccando avrebbe riempito da lì in poi tutti i miei pensieri.
Guardavo l’orologio: quota 1700 metri….non ero neanche a metà…
Testa bassa e camminare!
Lì superavo poco, troppa la paura di finire la benzina prima del tempo; il cuore era già a mille e il ritmo bello alto, quindi forse era meglio gestire un po’.
Il sentiero era largo, per cui superare e venire superati era facile, quindi per distrarmi, ogni tanto mi incantavo sui piedi di quello davanti a me e ogni tanto cercavo di guardarmi intorno.
Era tutto inutile però: il sentiero era in una conca, per cui non si vedeva nulla che non fossero terra, alberi e pietre e non trovavo nessuno con un passo simile al mio da emulare, anzi avevo l’impressione che fosse quello dietro di me a fissare i miei talloni.
Sentivo lo stesso ansimare da diversi minuti ormai ma quei pochi che mi superavano erano solo donne!!!!
Donne toste, le stesse che avrei ripreso in leggera discesa prima della rampa finale e le stesse che avrei visto poi sui podi di categoria la sera delle premiazioni.
Anche Giuliana mi stava superando ma ero super felice!
Giuliana era quella davanti alla Stella nella classifica di categoria e da diversi giorni la tenevamo d’occhio. C’erano solo una ventina di secondi tra loro due e questa era la tappa della Stella!
Vederla adesso quindi voleva dire che ormai l’aveva superata anche in classifica; visto che era sparita così presto dalla mia vista e a quest’ora chissà dov’era.
Dopo Giuliana però mi passavano altre due donne e un signore che avrà avuto sessant’anni.
Ero in crisi!
Il cuore era sempre alto ma il passo non era più fluido come prima; guardavo in alto troppo spesso, l’orologio diceva che ero a metà dislivello e i quadricipiti stavano cominciando a farsi sentire.
Dovevo trovare qualcosa a cui aggrapparmi!
L’insegnamento delle mie maratone in quel momento era servito, eccome se era servito!
Dovevo solo avere pazienza, riportare tutto all’origine, un passo dopo l’altro, metro dopo metro e sarei arrivato in cima.
E tenere aperti gli altri sensi; se non si vedeva nulla, infatti, si sentiva molto, sia con l’udito che soprattutto con l’olfatto!
I profumi del bosco!! Ero troppo concentrato a sperare che la salita finisse che con la testa ero in cima ma col corpo invece ero da un’altra parte.
Ero nel non-luogo.
Una volta ritornato nel Qui e Ora, tutto aveva finalmente ripreso a scorrere nel verso giusto e le energie erano ritornate.
Stavo salendo di nuovo con un buon passo e guardando in alto sul sentiero vedevo che Giuliana, il sessantenne e le altre donne erano solo poco sopra di me.
Tempo di riorganizzarmi e di superare qualche camminatore che, appena rialzavo gli occhi lo vedevo!
Il Rifugio!
Era lassù in alto ma in quel momento anche solo la sua vista mi dava energia!
Gli alberi si stavano diradando e l’orologio me lo confermava: 2100 metri di altitudine! Era fatta!
Al rifugio ci arrivavo con un ottimo passo ma appena ritornato sul piano le gambe avevano un attimo di smarrimento.
Mi sembrava addirittura di essere andato in iperventilazione e che mi girasse la testa.
Forse era la foga, la gioia, lo sforzo per gli ultimi metri fatti in apnea, o forse la vista del Paradiso.
Il Sassolungo era alla mia sinistra, il Sassopiatto dietro di me e sulla mia destra si snodava tutta la Val di Fassa.
Roba da far girar la testa a chiunque e quale miglior carburante!!
Ora potevo contare anche su un certo tratto in discesa prima della rampa finale e le energie fluivano senza sosta; Giuliana e le altre donne le riprendevo quasi subito e, nella mia corsa frenetica giù per il sentiero andavo a riprendere anche gli altri uomini che mi avevano superato in salita.

Dopo una curva ecco che finalmente lo vedevo: il pallone rosso del traguardo!
L’emozione e la trans agonistica facevano il resto!
La fine della discesa e il tratto in falso piano mi avevano rigenerato ma le energie ormai erano agli sgoccioli.
Preso dalla foga provavo a correre l’inizio della rampa finale di cui anche visivamente si vedeva la durezza e infatti andavo a sbattere contro un muro!
E che muro!
Dovevo quasi fermarmi!
Riuscivo a camminare solo facendo forza con le mani sui quadricipiti!
Mancavano sì e no 3-400 metri ma non arrivavano mai!
Mi sembrava di avere i pesi ai piedi e più veloce (o più lento) di così proprio non riuscivo.
Il cuore era a mille e avevo il fiato dei miei migliori scatti ma tutto ciò si traduceva in un’andatura da lumaca curva e buffa in prossimità di un traguardo che non arrivava mai.
Solo alla vista della Stella capivo di aver finito ma ogni metro sembrava un chilometro e solo dopo infiniti secondi e miliardi di attimi interminabili, con le mani ormai inchiodate sulle gambe, riuscivo ad arrivare sotto il pallone.
Esausto ma al settimo cielo!

La Stella era arrivata più di quattro minuti prima di me e ciò voleva dire decima di categoria nella classifica di tappa e nona in classifica generale!! Che gioia!!
Cinque tappe fantastiche con un finale del genere andavano al di là di ogni più rosea aspettativa.
Mi giro, il Sassolungo mi fa l’occhiolino mentre il Sella allarga le braccia e le nuvole si aprono sul Pordoi.
Sono in Paradiso e man mano che la lucidità mi ritorna, realizzo di aver terminato una delle corse più belle della mia vita.

Guarda la prima tappa

Guarda la seconda tappa

Guarda la terza e quarta tappa

La mia Val di Fassa Running (QUINTA E ULTIMA TAPPA)
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